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Liberta e democrazia digitale: la grande sfida dei servizi Open Source
Liberta e democrazia digitale: la grande sfida dei servizi Open Source

In questo ultimo periodo abbiamo sentito parlare spesso di violazioni di dati personali, segnalazioni al Garante della Privacy e totale assenza di democrazia digitale. Un concetto, quest’ultimo, purtroppo ancora lontano dalle aspettative di salvaguardia di una reale sovranità digitale, e questo nonostante l’entrata in vigore della normativa europea del GDPR sul trattamento e la circolazione dei dati personali. Il modo migliore per evitare di imbattersi in questo tipo di violazioni, ed esporre i propri dati alla mercé dei grandi player del settore, consiste nel fare un po’ di autotutela. Anzitutto è importante non sottovalutare mai il problema della diffusione dei dati personali, del singolo individuo, di un’azienda o di un ente di pubblica amministrazione. Parliamo di informazioni relative a spostamenti, abitudini, preferenze che possono essere utilizzati in modo illegittimo se finiti nelle mani sbagliate. Va sottolineato che i dati hanno un importante valore economico, e se sfruttati da altri potrebbero divenire fonte di lucro. E mentre i tempi per salvaguardare la libertà, identità e democrazia si prolungano, è sempre più impellente organizzare azioni per la protezione dei dati e di opporsi in qualsiasi momento alle possibili violazioni.

Dal Private all’Hybrid Cloud: l’importanza di tenere al sicuro i propri dati in ambienti cloud
Dal Private all’Hybrid Cloud: l’importanza di tenere al sicuro i propri dati in ambienti cloud

Non è ormai un mistero per nessuno che, nel contesto attuale, i big player dell’IT stiano disponendo dei dati altrui per i propri comodi. Che un’azienda d’oltreoceano possa leggere e conservare i dati di un utente europeo, che utilizza servizi e infrastrutture da essa forniti, rappresenta senza dubbio un’anomalia e consegna un potere eccessivo nelle mani di attori stranieri. Ecco perché serve che in Italia si creino delle competenze specifiche in materia di cloud, che all’estero sono già consolidate da anni di studio e applicazione, mentre nel nostro Paese fanno registrare un ritardo evidente. Negli Stati Uniti il controllo del traffico dei dati si è strutturato negli anni a partire da esigenze di sicurezza nazionale e si è poi intensificato allargando a dismisura gli ambiti di applicazione. La criticità, nel caso di utilizzo di un Public Cloud, consiste fondamentalmente nel dato presente su un computer altrui e che, pertanto, resta alla mercé di terze parti. Se nella fase di immagazzinamento e trasporto esso risulta protetto dalla crittografia, lo stesso non si può dire quando viene elaborato. In questa fase, infatti, i dati non sono cifrati, e vengono così letti ed esposti nel momento in cui vengono dati in pasto ad un processore. Nel ciclo di vita del dato c’è quindi un momento in cui quest’ultimo non è protetto e viene di conseguenza violata la sovranità digitale. Andiamo ad approfondire in che modo è possibile contrastare questa infrazione sempre più comune al giorno d’oggi.

Un computer per Tutti - Un contributo per ridurre il digital divide
Un computer per Tutti - Un contributo per ridurre il digital divide

Vi segnaliamo questa interessante iniziativa, a cui aderiamo e partecipiamo. Il progetto Un computer per Tutti è nato nel Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale (DIAG, ex DIS) dell’Università La Sapienza, con il quale collaboriamo stabilmente con attività di ricerca e docenze sul Cloud Computing, ed ha il duplice obiettivo di:

  • sensibilizzare la società civile (tra cui la classe studentesca nonché i decision makers) al problema del digital divide attraverso la creazione e l’analisi un dataset open che consenta un approccio data driven al problema, i risultati estratti dall’analisi del dataset saranno diffusi in una conferenza pubblica.
  • contrastare il problema del digital divide, promulgando un principio di solidarietà intergenerazionale, tra studenti della Sapienza che si occuperanno di rigenerare pc donati da distribuire a studenti appartenenti a famiglie bisognose.

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Solidarietà ad Autistici/Inventati
Solidarietà ad Autistici/Inventati

Nel 2001, in pochi accedevano ad Internet e in pochissimi avevano una qualche vaga idea di come funzionasse. Nello stesso anno nasceva Autistici/Inventati, con una visione a dir poco lungimirante: avevano compreso fin da subito i meccanismi di quello che vent’anni dopo sarebbe stato definito capitalismo della sorveglianza. L’esperienza pionieristica di Autistici in fatto di privacy e sicurezza ci ha insegnato quanto sia importante costruire infrastrutture digitali robuste e autonome.